sette giorni che sei andata via. mi fa strano metterlo nero su bianco ma questo di scrivere è uno dei tentativi per tentare di colmare un senso di vuoto che mi sta logorando. pensare a matteo, alle mie responsabilità di madre, sembra non bastare più. la presa di coscienza si sta portando via anche quei dolci momenti di oblio in cui il mio cuore prendeva fiato e si riposava dal grande dolore…cazzo, invece il tuo ha smesso di battere.
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Sesto bilancio in perdita per Advanced Micro Devices. La nota società produttrice di chip ha presentato martedì utili per 358 milioni di dollari, un forte ridimensionamento se confrontati con i 611 dello stesso trimestre lo scorso anno.
Nonostante i pessimi risultati, la compagnia ha rassicurato i suoi azionisti dichiarandoo che nella seconda parte del 2008 i conti miglioreranno sostanzialmente e martedì, prima della pubblicazione dei dati, il titolo ha chiuso a 6,19 dollari per azione, con un guadagno di 12 cent.
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MySpace, la divisione di News Corp, continua ad ampliare le sue prospettive nel mercato attraverso l’offerta di servizi diversi dal suo core business. A pochi giorni dall’accordo con le tre maggiori etichette musicali, MySpace sigla una nuova collaborazione con la società inglese ShineReveille International per distribuire i suoi contenuti video in TV e DVD fuori dal mercato statunitense.
La partnership tra la compagnia di distribuzione, che appartiene a Elisabeth Murdoch, figlia dell’imprenditore miliardario, e il più grande social network della rete, mira a conquistarsi una diversa posizione sul mercato, soprattutto per distinguersi dal concorrente Facebook.
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Alle sei del pomeriggio la spiaggia di Venice riflette i raggi obliqui del sole colorandosi di un rosa pallido simile a quello degli strambi cappelli degli ambulanti che vendono T-Shirt sul lungo mare. Ragazzi e ragazze dal fisico scolpito sfrecciano con ai piedi i rollerblade accanto a chilometri di attrezzi da palestra a cielo aperto mentre musicisti cileni soffiano nei loro flauti alternando gentili sorrisi al piccolo gruppo di persone ferme ad ascoltarli.
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Il 10 marzo cento teste rasate vestiti da ampie casacche amaranto, partiranno da Dharamsala per raggiungere il Tibet, a piedi e disarmati. Al confine ciò che li aspetta non è solo la maestosità dell’Himalaya ma una catena di mitra, fucili e manganelli.
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Eravamo in riva al mare di Alicante e bevevamo Sangue de Toro in bicchieri di plastica. C’era la luna piena quella sera che illuminava d’argento quattro profili, i nostri. Intorno c’era la quiete dell’ora di cena. Mi immaginavo le donne con il grembiule che “mestolavano” enormi padelloni di paella.
Anche noi stavamo in silenzio. Parlare era superfluo e soprattutto, le nostre voci avrebbero disturbato l’idillio tra il mare e la luna. Ci limitammo a spiare lo spettacolo che ci faceva sentire incredibilmente piccoli e tremendamente umani.
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Come la guerilla, guerra condotta con mezzi non convenzionali da chi può contare su poche risorse contro un nemico preponderante, questo approccio si basa sull’imprevedibilità, la conoscenza del territorio e il susseguirsi di azioni a sorpresa.
Il teatro d’azione è la città e lo scopo è introdursi nei normali flussi comunicativi urbani per addomesticarli ai propri scopi.
In questa ottica, ogni campagna di marketing convenzionale può essere vista come una guerra.
Innanzitutto viene definita la strategia, poi si scelgono le armi (spot, affissioni, eventi) e infine si stabilisce la potenza di fuoco da mettere in campo (il budget). Il guerrilla mktg è diverso: usa armi non convenzionali, basate su supporti inesplorati, in teatri insoliti, con sistemi di comunicazione subdoli.
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Nel 2008 i loghi e marchi non parlano a noi ma sono tra noi. Il marketing odierno ha dimenticato i pubblici generici da inondare con spot generalisti per virare verso sperimentazioni estreme. L’obiettivo è captare l’attenzione del consumatore, sempre più distratto e perso nel sottobosco dei messaggi.
Francesco Morace, direttore di Future Concept Lab, noto istituto di ricerca e consulenza strategica afferma:
“I consumatori hanno bisogno di esperienza tangibile e di relazione autentica […] tornano a essere persone e non digeriscono più dosi massicce di messaggi suggestivi ma poco credibili”.
Inoltre, le teorie, le tecniche, gli strumenti finora utilizzati dal marketing tradizionale si dimostrano sempre meno efficaci ad identificare un target nomade, trasversale, non più segmentabile attraverso criteri socio-demografici.
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Sul treno per Tarifa conobbi un ragazzo di Torino che mi parlò in modo entusiasta di Canos de la Meca, un piccolo villaggio all’estremo sud dell’andalusia che non trovai segnato sulla cartina stradale che avevo con me. L’entusiasmo del torinese mi convinse a designare Canos come prossima meta del mio viaggio e scrissi sul retro della mia prima guida Routard, consigliata da mia madre nei tempi che fu uno spirito libero, le indicazioni per arrivarci.
Arrivata a Tarifa presi a noleggio una Micra bianca e cominciai a salire venti minuti di interminabili curve. La strada era molto stretta e a lato non c’erano nient’altro che arbusti, nè macchine che scendevano o salivano. Dallo specchietto retrovisore abbandonavo dietro di me i mulini a vento che danzavano lentamente il loro tondo. Riuscivo a vedere solo ciò che abbandonavo, senza avere neanche uno scorcio di ciò che mi aspettava.
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Dell’arrivo all’aeroporto di New Delhi mi ricordo tre cose: un vento talmente caldo da rendere affannata la respirazione, un odore intenso di spezie che mi fece prudere il naso e una moltitudine di colori sgargianti che attraversavano trasversalmente la mia vista.
Mi accendo una sigaretta durante il viaggio verso la guesthouse e l’autista del tuc tuc, il taxi locale, una sorta di motorino coperto, mi lancia un’occhiataccia. Mi ricordo di aver letto sulla Routard che non sono ben viste le donne che fumano, troppo emancipata come pratica.
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