Dell’arrivo all’aeroporto di New Delhi mi ricordo tre cose: un vento talmente caldo da rendere affannata la respirazione, un odore intenso di spezie che mi fece prudere il naso e una moltitudine di colori sgargianti che attraversavano trasversalmente la mia vista.
Mi accendo una sigaretta durante il viaggio verso la guesthouse e l’autista del tuc tuc, il taxi locale, una sorta di motorino coperto, mi lancia un’occhiataccia. Mi ricordo di aver letto sulla Routard che non sono ben viste le donne che fumano, troppo emancipata come pratica.
Mi accorgo che stiamo per entrare in città dal rumore assordante dei clacson. Tutti coloro che guidano un mezzo di trasporto suonano in continuazione. Nessuna festa particolare, ‘India non ha vinto i mondiali di cricket, è semplicemente la normalità. Gli indiani sono un popolo chiassoso, sorridente, chiacchierone e confusionario.
Le strade sono un groviglio di tuc tuc, biciclette, carri con buoi, carretti di frutta e tabacco, topi, uomini con le gambe mozzate che strisciano sul marciapiede, bambini che lucidano scarpe di cuoio, tavoli in cui si frigge ogni cosa, scimmie appese ad enormi fili elettrici, donne eleganti ricoperte di veli di seta, ragazzi che stirano le camicie con il ferro a carbone, pellegrini scalzi che hanno deciso di non possedere nulla se non il loro saio arancione, maiali, storpi, mucche, santoni dalle vesti bianche che si scontrano con il nero burqua delle donne musulmane.
Non credo di esagerare nel ricordare che l’impatto fu traumatico. Avevo letto più cose che potevo su questo paese, più di una persona mi aveva parlato di tutto quello che ho scritto poco fa.
Venti giorni vissuti da indiana sono stati un’esperienza che ha cambiato in modo significativo il mio modo di comprendere gli eventi della vita.
I traumi sono sempre necessari per un cambiamento e ogni viaggio, di quelli veri, inizia (più o meno)così. Grazie per questo deja vu che per un istante mi ha riportato a delhi insieme alla…mia amica di salvataggio!
La prima cosa che ho visto appena arrivata a Dehli è stato un uomo che defecava su un marciapiede. L’ India degli odori pungenti, di occhi neri che ti guardano dentro, di uomini risciò che vivono in terra, di corpi che bruciano nelle pire sul Gange per poi rinascere in un’ altra forma. Un India di namaste, di sorrisi accenanti, l’India è gentile. Il chai la mattina nelle fermate del treno e le donne che sorridono della tua femminilità occidentale. Solo se ci sei stato puoi comprenderne la forza, perchè l’India ti lascia dentro il fascino di un mondo che ha capito che si vive in pace senza niente, a piedi nudi con un saio arancio e la collana dei mantra appesa al collo.
G.